IL CORAGGIO DEL FUTURO

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17 Gen IL CORAGGIO DEL FUTURO

Ci sono dei momenti, nell’esistenza di ciascuno, in cui  hai la netta sensazione di trovarti di fronte ad uno spartiacque della tua vita. E questo può verificarsi in diversi ambiti: professionale, sentimentale, sociale, culturale; o anche in diversi di questi, contestualmente.

E non necessariamente devono essere momenti traumatici, unici, o straordinariamente belli, a farti avvertire questa condizione.

Combatti per anni, per decenni, facendo sforzi immani per tenere i piedi per terra, facendo finta di non sapere che sei dentro un vortice e, i piedi per terra, non potrai mai poggiarli.
Anni che si ripetono stancamente, l’uno dopo l’altro, con l’illusione che quella è l’unica strada percorribile, l’unico mare navigabile; e, al di fuori delle tue Colonne d’Ercole, c’è solo l’ignoto, il naufragio. E non ti rendi conto che quella mediocrità anestetizza le tue aspirazioni, cancella i tuoi sogni, fagocita le tue speranze.
L’unica soluzione è avere la forza di uscire da quel vortice.

Il mio castello di carte è crollato tutto d’un botto, facendo un fracasso interiore assordante, squassando tutta la mia esistenza.

Tanti elementi si sono accordati per presentarmi il conto: il mio lavoro da dipendente, privilegiato ma insoddisfatto, con troppe responsabilità, ma pochi riconoscimenti; la salute, fino ad allora priva di qualsiasi preoccupazione – per la ASL non esistevo, tanti erano gli anni che non mi vedevano – mi ha prepotentemente messo di fronte ad una malattia che rischiava di rendermi paralitico.
Sull’aspetto sentimentale stendiamo un velo pietoso.

C’è un momento in cui le cose inizi a vederle da un altro punto di vista, a valutarle diversamente.
E inizia il tuo percorso.

Il momento iniziale è stato, indubbiamente, l’incontro con quella che meno di un anno dopo sarebbe diventata mia moglie. La mia salvezza. Otto mesi, per l’esattezza.
E in quegli otto mesi ti rendi conto che le catene che ti rendono legato al tuo ceppo mentale, hanno una chiave. E quella chiave la devi trovare dentro di te. Non la vedi ancora, ma la senti tintinnare; hai netta la percezione che quella chiave sia a portata di mano.
Tappa fondamentale di questo percorso, al termine di questi otto mesi, c’è stato lui, il Viaggio.

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La Thailandia. Esattamente quattro anni fa.

Due settimane, in giro per questo Paese, intense, complicate per le mie condizioni di salute, ma ricche di spunti.
Non è stato il primo viaggio che ho fatto, la prima esperienza così distante da casa.
Ma, evidentemente, prima di quello, non mi trovavo di fronte al momento giusto.

Non è stata, per me, solo una bellissima vacanza, ma il teatro di un percorso interiore che mi ha messo seriamente di fronte alla mia vita; a quello che era stata fino a quel momento e a quello che volevo che fosse.

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Osservando ciò che mi circondava, una cultura completamente diversa dalla nostra, ho svelato, progressivamente, quelli che erano veramente i miei sogni e i passi che avrei dovuto compiere per realizzarli. Soprattutto dal punto di vista professionale è stato una grande fonte di ispirazione.

Straordinario il popolo thiailandese; grande cordialità, fiera dignità e intensa spiritualità.
Mai visto qualcuno che praticasse l’accattonaggio. Ognuno si ingegna ad inventarsi un lavoro; infinite teorie di banchetti di street food, centinaia di tuc tuc, gli originali mezzi di trasporto, che per qualche soldo di portano in giro per le affollatissime e trafficatissime strade di Bangkok; tantissimi che imparano a fare le guide turistiche, imparando le lingue straniere in modo misterioso.

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La nostra si chiamava Sandro, un nome italiano si era dato, faceva la guida ai gruppi italiani, aveva imparato l’italiano – un italiano molto approssimativo, in verità – per mezzo di altre guide e il suo sogno era quello, un giorno, di poter visitare l’Italia.
Noi siamo stati fortunati; per una straordinaria coincidenza, abbiamo avuto un minibus, con autista e guida solo per noi, quindi all’interno del mezzo, per una settimana, si è creato un clima familiare.
Abbiamo girato la Thailandia in lungo e in largo, e Sandro ci spiegava in diretta tutto ciò che ci circondava. Abbiamo avuto modo di entrare nella cultura thailandese, di sperimentarla, di viverla e di aspirarne i profumi, i suoni, i colori, la profondità.

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Un popolo con tanto ingegno, ho detto, che riesce a realizzare delle idee imprenditoriali che a noi non verrebbero mai in mente: far dipingere gli elefanti e venderne i quadri, fare delle cornici con gli escrementi rinsecchiti di questi animali, bollire le uova nell’acqua di una località termale e venderle sode; questi sono solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero citare tantissimi.

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Il tutto caratterizzato da una spiritualità profonda. Visitando i loro templi, di una sfarzosità incredibile, ti rendi conto di quanto la religione di un popolo può guidare, in senso positivo, la loro vita. E questo è stato , per me occidentale , una grande lezione. Non c’è dicotomia tra il dire e il fare, tra il predicare e il razzolare, tra la fede e la vita: la spiritualità buddista non è una religione, ma la vita stessa dei thailandesi. Non c’è differenza.
Sono rimasto profondamente impressionato e affascinato da questo popolo.

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E dal loro modo di sfruttare il turismo.
Quando parliamo di vocazione di un territorio, di promozione di una destinazione turistica, dovremmo prendere spunto dai thailandesi. Lì troviamo realmente una filiera turistica che coinvolge tutti, indistintamente, qualsiasi lavoro facciano.
E tutti ne hanno un beneficio.

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Diamo qualche dato: nel PIL thailandese, il comparto turistico incide, complessivamente, per oltre il 20%; Bangkok, nel 2013, è stata la città più visitata al mondo.
Il boom di arrivi è stato proprio nel 2013, anno del nostro viaggio, con oltre 26 milioni di arrivi, al decimo posto nella classifica mondiale di destinazioni turistiche (fonte Wikipedia).
Poi c’è stata la crisi politica, nel 2014, che ha ridotto sensibilmente gli arrivi.

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Visitando la Thailandia, da nord a sud, ci si rende conto di quanto, l’industria turistica, sia privilegiata e quanto l’economia punti decisamente in quella direzione. Anche nelle piccole cose: le targhe dei mezzi di trasporto dei turisti hanno uno sfondo giallo per distinguerle dai mezzi privati e, in tutte le situazioni hanno la precedenza e non vengono mai disturbati o fermati dalle forze dell’ordine.

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Senza parlare degli aeroporti. Lasciamo perdere Bangkok, immenso. Ma Phuket, isola del divertimento thiailandese, aveva un Boeing 747 in partenza o in arrivo realmente senza soluzione di continuità.

Restiamo su Phuket; l’isola che misura 543 kmq, – meno della metà della superficie della città di Roma – con 300.000 abitanti, secondo alcune stime, avrebbe 70.000 strutture ricettive e 11.000 di turisti ogni anno, tanto che si sta pensando di limitarne e regolamentarne l’accesso.

Tutti questi dati, ma, soprattutto, questa esperienza, non hanno fatto altro, nelle settimane seguenti al viaggio, che vorticare incessantemente nella mia mente, combinandosi, in maniera indelebile, nel prendere coscienza che quella mi sarebbe piaciuto potesse diventare la mia missione professionale: promuovere un territorio che nulla ha da invidiare alla Thailandia; il nostro paradiso, la Sardegna.

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Così come il Paese asiatico, anche la Sardegna ha una sua storia, una sua cultura millenaria, oserei dire una sua spiritualità, ma soprattutto, ha delle risorse naturali di rara bellezza.
Questa idea non è venuta a patti con nessuna delle mille difficoltà che caratterizzavano la mia vita in quel momento.
E a quarantacinque anni suonati, mi sono reinventato, investendo tempo e denaro nel mio sogno imprenditoriale.

A distanza di qsardinia-emotion-service-logo-01uattro anni, la Sardinia Emotion Service è nata e gode di ottima salute e, pur avendo come mission principale quella di promuovere il territorio sardo, mi ha dato tante soddisfazioni e mi ha permesso di organizzare eventi prestigiosi in tutta italia per tanti enti e clienti e di fare anche alcune esperienze all’estero.
Non si finisce mai di sognare, tanti sono i progetti che ci attendono per il nuovo anno.

Ho deciso di raccontare la mia esperienza perché può rappresentare lo spunto e dare il coraggio per alcuni di prendere in mano la propria vita e trasformarla secondo i propri sogni.
Se anche tu hai un sogno, mi raccomando, non lasciarlo troppo nel cassetto; datti da fare con tutto te stesso per realizzarlo.
E se hai bisogno di un consiglio, o semplicemente condividerlo o confrontarti con me, mi raccomando, contattami!

I risultati possono vedersi o meno, o essere più o meno esaltanti, ma, almeno, abbiamo avuto l’ardire e la temerarietà di crederci e di combattere la nostra personale battaglia contro noi stessi.

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