LA PROTESTA DEI PASTORI SARDI: PARTITA PERSA? NO!

20080428_FOTO_gregge_di_pecore_d0

11 Feb LA PROTESTA DEI PASTORI SARDI: PARTITA PERSA? NO!

Premetto che è sempre difficile entrare nel merito di una vicenda che coinvolge la vita di centinaia di persone e lavoratori.
Però, con il dovuto rispetto e prudenza che deve caratterizzare ogni intervento su questo tema drammaticamente attuale, si possono fare alcune considerazioni.

Alcuni numeri.
Si producono, in Sardegna, circa 300-330 milioni di litri di latte ovino ogni anno, circa il 65% di tutta la produzione nazionale.
Ci sono circa 40.000 persone che lavorano nei vari livelli della filiera, con un fatturato di circa 400 milioni di euro.
Dal latte prodotto si ottengono circa 550 mila quintali di pecorino, dei quali 340 di Pecorino Romano, 20 di Pecorino Sardo DOP , 7 di Fiore Sardo.

Giusto per intenderci sulla portata del problema, oscillazioni di 50 centesimi sul costo del latte portano una variazione di oltre 150 milioni di euro sul fatturato del settore ovicaprino.

Qual è il problema? Le industrie di trasformazione del latte che per la maggior parte producono, abbiamo visto, Pecorino Romano, con latte sardo, destinato all’export soprattutto verso gli stati esteri, per varie cause, hanno abbassato il prezzo di costo della materia prima fino a 50-55 centesimi agli allevatori, rendendo così insostenibile la produzione da parte degli stessi.

Così funziona la filiera: allevatore – caseificio – distributore – rivenditore – acquirente.
In qualche caso si salta qualche passaggio, ma, nel caso del pecorino romano, questo ha raggiunto un prezzo di circa 5 €/kg. Se si fa qualche rapido calcolo, considerando la resa del latte per un kg di formaggio, vediamo che oltre il 60% della produzione isolana di latte è destinata a produrre un formaggio che non conviene produrre, tanto è basso il prezzo.

Cioè, per intenderci, oltre il 60% degli allevatori è destinato, in questo modo, ad un’impresa impossibile che, così, non può avere alcun futuro, perché le industrie, per renderlo sostenibile, saranno costrette sempre più a tirare il prezzo o ad acquisire la materia prima nei paesi dell’est europeo.

Quindi, è tutto inutile continuare a combattere? No, assolutamente no!

Il discorso è che bisogna combattere nel modo giusto!

Limitarsi ad allevare gli ovini per produrre il latte, senza aggregarsi sotto un unico brand che poi si occuperà della trasformazione e della commercializzazione, sotto un’unica insegna che può essere Pecorino di Sardegna o altro, è solo una partita persa.

Il latte lo produco io, ma se non serve a quello che dico io non te lo vendo, se non ha il mio marchio non te lo vendo.

Se non promuove il mio brand in giro per il mondo, ma il tuo, non te lo vendo.

Il latte sardo e, di conseguenza, il formaggio sardo sono prodotti in condizioni ambientali e climatiche che non hanno uguali nel resto del mondo e che pertanto rendono i nostri formaggi unici e di qualità eccellente.

C’è già una realtà sarda che si è ispirata a questo modello, per il latte vaccino, ad Arborea.

I modi per lavorare insieme a questo progetto ci sono: un unico consorzio di allevatori o, ancora meglio, un’unica Cooperativa che si occupasse di coordinare i conferimenti della materia prima, di trasformarla in un prodotto di eccellenza e promuoverlo attraverso azioni di marketing in Italia e all’estero.

Tutto il mondo conoscerebbe il formaggio pecorino sardo per mezzo di un unico brand forte, deciso ed incisivo.

Una filiera locale così importante, così impattante dal punto di vista economico, non può essere lasciata in balia degli umori di un mercato che non fa altro che sfruttare l’anello più debole della catena: l’allevatore sardo che produce il latte.

Non c’è nulla di più bello che combattere per affermare se stessi, decidendo cosa fare e come farlo, senza aspettare che siano altri a farlo.

Non c’è nulla di così complicato da cambiare, se non la testa delle persone.

Non ci sono commenti

Pubblica un commento